Carissimi lettori,
dopo anni trascorsi, quotidianamente, a contatto con il pubblico, eseguendo varie mansioni, mestieri e attività sportive e rapporti personali e
professionali di vario genere ho elaborato una teoria che spero abbia
delle fondamenta statistiche e scientifiche. Per motivi professionali ho avviato un persocorso di studi rivolto all’approfondimento della cultura dei dialetti italiani e dell’impatto sulle capacità comunicative.
Tradizionalmente, i dialetti popolari, per varietà e qualità nonchè per le influenze storiche dei popoli invasori, rende il nostro paese unico rispetto a tutti i paesi Europei.
I diletti hanno interessato tutti i campi più illustri, orgoglio della nazionalità tricolore, dal teatro alla lirica, passando per la poesia e la letteratura; il passo è breve per la musica ed, a seguire, anche strani azzardi politici dei governi più moderni.
La Domanda è, Parlare in dialetto fin da bambini fa bene alla crescita culturale ed alle capacità di comunicare con il resto del mondo?
Putroppo, in molti paesi, sopratutto in provincia si possono sentire ragazzi che parlano tra loro in dialetto, durante l’adolescenza o l’età adulta può essere ammissibile ma, sentire parlare bambini di 4 o 5 anni sempre e solo in dialetto, o peggio ancora, i genitori che si rivolgono ai loro bimbi anche in fasce utilizzando il dialetto farà di questi esseri umani che crescono degli analfabeti?
Risciuranno ad esprimersi ed a distinguersi nel mondo del lavoro?
Riusciranno a Comunicare con il mondo?
Apro questa riflessione certo di ricevere commenti e massaggi dagli affezionati lettori di questo blog.
Sogno un’Italia competitiva ed economicamente forte e mi pongo quesiti importanti per capire e riflettere insieme sul futuro di ciascuno.
[photo by sxc.hu user leroys]
salve,
nessuno peò puo negare il fascino dei dialetti l’attualitò che riportano i proverbi antici.spero di fare cosa gradita con un proverbio calabrese in dieltto.
Proverbio Calabrese: “U fissa parra sempri ‘u primu” Il primo a parlare è sempre il più fesso.
saluti , seby.
Mara cu’ non si faci i fatti soi, cu’ ‘na lanterna va cercandu guai.
Povera chi non si fa gli affari suoi, con una lanterna va cercando guai.
“ropu ri cunfetti cumparunu i difetti”
dopo i confetti (matrimonio) compaiono i difetti
Cù si pungi nesci fora.
Chi si punge se ne può andare.
tipico proverbio caabrese che significa che a chi non sta bene una cosa , una decisione ecc , è libero di andarsene, è un proverbio dal fare cattivo , non è un invito demogratico a scegliere ma un’imposizione che sta a significare : ” se ti sta bene è cosi altrimenti te ne puoi anche andare.
Conoscere il dialetto, cioè un’altra lingua, cioè essere bilingui fin dalla nascita dà grandi vantaggi sia da piccoli (maggiore velocità di apprendimento, tra cui l’apprendimento di altre lingue) che da anziani (minore invecchiamento del cervello e malattie connesse).
Per saperne di più, http://bilinguismoregionale.hostoi.com/
“Il dialetto è cultura” e come tale deve essere coltivato e tenuto in vita, ma sono d’accordo con l’autore, non come lingua principale ed unica, ma solo come fondamentale comprensione delle proprie radici ed arricchimmeto culturale. Gli usi e costumi di una popolazione sono spesso legati al dialetto e sono esternati nei dai vari detti, usanze cantate ecc. Per amore di esempio, nel mio dialetto basso laziale la pesca si chiama “persica”. I romani la chiamavano “persica malus” cioè la mela che veniva dalla Persia e quindi persica, per abbreviazione. Tanti auguri all’autore in questo suo affascinante studio.